Art. 1
II Movimento Sociale - Fiamma Tricolore è un’organizzazione politica, ispirata a una concezione spirituale della vita, che ha il fine di garantire la dignità e gli interessi del popolo italiano,
nella ininterrotta continuità storica delle sue tradizioni di civiltà e nella sua prospettiva di una più vasta missione occidentale, europea, mediterranea. Il MSFT si propone la realizzazione
dello Stato Nazionale del Lavoro, per il raggiungimento - mediante l'alternativa corporativa - dei più vasti traguardi di giustizia sociale e di elevazione umana, nel rispetto della libertà per
tutti e nell'armonia dell'ordine con la libertà.
Una vittoria, tanto più considerato l'astensionismo, tutta di Berlusconi e sopratutto nel Lazio. Una vittoria che marginalizza ogni tentazione terzopolista - a meno di non prefigurare un asse centrosinistro che al momento appare di non facile costruzione-. Ma non solo rose: si pone con maggior forza la capacità di condizionamento della Lega, determinante spina nel fianco. A destra del Pdl, il deserto. In questo quadro non c'è molto da scegliere: antagonismo fino alla (eventuale) morte, o "inclusione" che non vuol dire disciogliersi ma affiancarsi strutturalmente in modo organico nella Lega o nel Pdl cercando di portare con se e rendere partecipato il nostro progetto sociale. Non vedo altre possibilità e quindi il tempo delle scelte è questo.
Luca Romagnoli
NON HO VOTATO PER ALCUNE CENTINAIA DI BUONE RAGIONI
Non intendo fare un elenco di quanto è accaduto dal 1994 ad oggi ma solo passare in rassegna alcuni anni novanta per ribadire che in Italia non esiste una
maggioranza ed una opposizione ma soltanto un regime dispotico che è compito degli italiani abbattere per costruire veramente uno Stato in cui la democrazia del lavoro e le garanzie di libertà
siano assicurate.
Siamo arrivati allo scontro diretto tra Istituzioni, i meccanismi di controllo sembrano ormai saltati, questa Repubblica non mi piace, non mi identifico in essa e subisco la tirannide dei partiti
come una zecca fastidiosa di cui non riesco a liberarmi. Scandali, corruzione, malaffare, soverchierie, sopraffazioni, esibizionismi di tutti i generi, financo i più “speciosi” si annidano in
quasi tutti i centri di potere. Sono ormai convinto che la Fiamma Tricolore non può e non deve confondersi con i mestieranti della politica che attualmente governano. Si tratta di sepolcri
imbiancati destinati a sparire e se proprio noi dovessimo sparire dalla scena politica per mancanza di visibilità ebbene se ciò avverrà dovrà accadere con onore, senza essere confusi con i
professionisti della politica, veri mestieranti privi di qualsivoglia carisma che da oltre sessanta anni si trasmettono il potere solo per costruire le loro fortune personali. Io non vivo di
nostalgismo ma non dimentico gli ideali che per retaggio storico incarniamo e pertanto non può esservi confusione tra noi da una parte e loro dall’altra (intendendo per loro tutto lo schieramento
partitico presente in Parlamento). Ecco di seguito solo alcune delle più remote ragioni per cui non voterò alle imminenti elezioni regionali.
Il 26 gennaio 1994 Berlusconi è “sceso in campo”. Si presenta come se fosse “il nuovo”, parla, tra l’altro, di vecchia classe politica travolta dai fatti e superata dai tempi, di autoaffondamento
dei vecchi governanti, di rinnovamento e passaggio ad una nuova Repubblica. Fini prontamente si mette al servizio dell’industriale cui l’Italia si è affidata e sale al governo dopo avere
rinnegato tutto e tutti. Sconcerto nelle fila del centrosinistra. Berlusconi ha portato al governo il capo di un partito che si richiama a Mussolini! Povero Fini, quanti sforzi ha dovuto fare per
trasformarsi nel più democratico dei democratici antifascisti! Il regista Nanni Moretti per la disperazione dalla vittoria di Berlusconi la sera del 28 marzo del 94 “si fa una canna” e chi se ne
frega? Il 25 aprile del 1994 grande manifestazione antifascista, vi partecipa anche Bossi che con fierezza afferma “il mio posto è con il popolo”. Intanto Di Pietro cerca anche lui un suo posto
in politica, non accetta di entrare nel primo governo Berlusconi come ministro degli interni e strizza l’occhio ad Occhetto mentre si scopre l’altra faccia dell’eroe di “mani pulite” quella
dell’uomo che chiede soldi e mercedes in prestito, che gioca ai cavalli, che si fa dare appartamenti a prezzi di favore. Salvatore Riina il 23 maggio 1994 da Reggio Calabria ove viene processato
fa sapere che il nuovo governo si deve guardare dagli attacchi dei comunisti! Nell’estate 94 il ministro Biondi prepara un bel decreto legge che abolisce il carcere per i reati di corruzione e
finanziamento illecito ai partiti. Levata di scudi della Procura milanese, Di Pietro si presenta davanti alle telecamere in tenuta da lavoro con barba lunga, viso contratto, annuncia di volersi
dimettere dalla magistratura insieme a Colombo, Davigo e D’Ambrosio. Il Ministro Maroni dice di essere stato imbrogliato e di avere firmato senza sapere di cosa si trattasse; forse si era
distratto assistendo alla partita di calcio Italia/Bulgaria e così il decreto viene ritirato. Nell’autunno, inverno 94 il governo procede al taglio delle pensioni; sciopero generale il 14
novembre. 22 novembre avviso di garanzia a Berlusconi per concorso in corruzione. Naturalmente gli giunge mentre è impegnato a presiedere una conferenza dell’ONU sul crimine organizzato
internazionale. Di Pietro lascia la magistratura e promette “Io a quello lo sfascio” con riferimento a Berlusconi. Il 21 dicembre la Lega fa cadere il governo Berlusconi. Nel frattempo Irene
Pivetti, che forse si credeva la pulzella d’Orleans il 15 aprile era diventata presidente della camera e troverà modo di specificare che il suo Dio è quello reazionario della Vandea di cui porta
al collo la croce. Alcuni anni dopo la rivedremo condurre programmi televisivi sadomaso su argomenti come la chirurgia plastica.
1995: L’Italia, come sempre, va avanti per conto suo ed a dispetto dei suoi governanti e finte opposizioni parlamentari. I problemi degli italiani, come sempre, non si affrontano ma arriva la
statuetta in gesso da Civitavecchia che il 2 febbraio comincia a lacrimare sangue consolandoci! Nel 1997 la Lega incomincia con il suo giornale “la Padania” una campagna di stampa contro
Berlusconi accusato apertamente di essere mafioso. Bossi s’improvvisa poeta e recita la seguente poesia: “ Berluscaz, Berluscaz, Berluscaz; ma che cazz!”.- Nel frattempo con la svolta della
Bolognina cessa di esistere il PCI e Fini saluta l’evento ribadendo che il fascismo invece non è morto “… diciamo che siamo i fascisti, gli eredi del fascismo, i postfascisti, o il fascismo del
Duemila. In quel grande contenitore di idee ci riconosciamo tutti, è chiara la nostra matrice, la nostra provenienza.” Poco dopo, tra il 25 ed il 29 gennaio a Fiuggi Fini rinnegherà tutto
percorrendo una strada che lo porterà a definire, tra l’altro, il fascismo come male assoluto, se ben ricordo. La cerimonia dei rinnegati si celebrerà con la colonna sonora dell’inno di Mameli
affiancato al nuovo inno dal titolo “Libertà”. E così tra scenografie spettacolari, imbecilli che si commuovono ed il viso di Almirante che compare sui monitor si consuma il più canagliesco dei
tradimenti che verso la Storia si potesse perpetrare. Tutto per farsi rimorchiare al potere dal Silvio nazionale.
Primavera 1995 arriva Prodi! Prodi vincerà di misura nel 96, Dell’Utri, che ha messo in piedi un partito in tre mesi, finisce in galera per fatture false ed esce dopo venti giorni, Di Pietro
diventa consulente, ha lasciato la magistratura, Berlusconi, alla faccia degli italiani, riunisce in agosto i suoi uomini più fedeli in una villa alle Bermuda. Inizia il processo Andreotti, i
deputati Sgarbi e Maiolo vengono indagati per concorso in associazione mafiosa; Berlusconi denuncia la criminalizzazione di cui è oggetto il suo movimento. 8 novembre: arresto del presidente
della provincia di Palermo Francesco Musetto di Forza Italia, avrebbe favorito la latitanza del killer della mafia Leoluca Bagarella. Dicembre 95: la Procura ha trovato tracce di un trasferimento
di 15 miliardi che sarebbero passati nel 91 dalla Fininvest a Craxi.
1996: Prodi vince le elezioni, Montanelli lascia il “Giornale” e fonda un nuovo quotidiano “la voce”. Bossi minaccia la secessione , per lui Roma-Polo e Roma Ulivo sono la stessa, ignobile ,
cosa. Chi pensa ai problemi degli italiani? Nessuno, come sempre! La Lega istituisce la guardia nazionale padana ed il procuratore capo di Verona Papalia ordina una perquisizione presso la sede
in quanto si sospetta un’organizzazione paramilitare, interviene la polizia, Maroni che due anni prima era ministro finisce all’ospedale e Bossi minaccia Papalia dicendogli che le pallottole
costano molto poco.
1997: 28 marzo una barca di venti metri è nel canale di Otranto, a bordo ci sono albanesi, cento di loro muoiono in quanto la barca si rovescia allorchè una nostra corvetta si avvicina
all’imbarcazione pericolosamente. Berlusconi piange in televisione ed accusa il governo di avere operato un blocco navale il governo accusa Berlusconi di essere un bugiardo in quanto aveva
condiviso la linea del governo.
Potrei continuare su questa linea sino ai giorni nostri ma i fatti accaduti nell’ultimo decennio sono ben noti a tutti nel loro pieno quanto squallido sviluppo. Il governo si vanta di avere
risolto l’emergenza rifiuti, affrontato il terremoto dell’Aquila ricostruendo case in breve tempo e di avere risolto i problemi della nostra compagnia aerea di bandiera. A parte le critiche mosse
anche ai presunti successi, rimane il fatto che la Nazione è abbandonata a se stessa. A sinistra retori e demagoghi che in nome di un populismo intriso di confuso ideologismo hanno inteso colpire
le categorie secondo loro privilegiate determinando un livellamento verso il basso che non risolve nulla ed anzi aggrava i problemi, vedasi l’abolizione degli albi professionali, delle licenze e
quant’altro, una sinistra versipelle che ormai non incanta più nessuno e sotto sotto condivide o partecipa in parte ai festini cui ci hanno abituato certi signori che frequentano Palazzo
Chigi.
Intanto 14 piccoli/medi lavoratori si sono tolti la vita nel trentino avendo dovuto cessare l’attività, le imprese sono sempre più in crisi per mancanza di competitività ed i lavoratori pagano
con la disoccupazione sessantadue anni di malgoverno in Italia.
Avv. Gabriele Leccisi
ROMA - La coerenza si chiama astensione
Domenica 28 marzo andrò al mare, in senso stretto e non solo metaforicamente, a respirare un po’ di aria pulita, lontano dalle porcherie cittadine. Infatti non vedo altra soluzione di onestà
intellettuale e coerenza se non quella di non recarmi alle urne, non essendo presenti le liste del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore nel Lazio come nella maggior parte delle Regioni al voto.
Fatto grave questo, sui cui motivi (incapacità, approssimazione, cialtroneria e ignoranza, quando non anche mancanza di volontà e di impegno da parte di dirigenti nazionali, fra cui alcuni di
fresca nomina…) non mi dilungo, osservando soltanto che, anche considerando la notevole consistenza numerica delle sottoscrizioni necessarie per le elezioni regionali, in altre occasioni erano
stati fatti i salti mortali pur di presentare le liste e l’impresa era riuscita. La vita politica e istituzionale di questo Movimento, come del vecchio Movimento Sociale Italiano, si è sempre
svolta prevalentemente sull’asse Roma-Milano: essere assenti in Lazio e Lombardia (fra l’altro le più grandi Regioni in termini di popolazione) ha un significato che va ben al di là del semplice
problema tecnico-burocratico di presentazione e non vi si può porre rimedio cercando di infilarsi all’ultimo momento in qualche lista civica sconosciuta ai più o, addirittura, appoggiare
candidati di altre formazioni, che spesso ci hanno denigrati o evitati salvo poi essere interessati al segno sulla scheda, in cambio di una blanda visibilità di qualche giorno, di generiche
promesse elettorali o anche della concessione di un locale che, constatato il distacco e il disgusto della gente comune per l’attuale mondo politico, potrebbe andare bene giusto per una partita a
tre-sette fra amici. Avere qualcosa da certi personaggi, sulla cui moralità, fra l’altro, non voglio pronunciarmi, in un rapporto di vassallaggio che limita inevitabilmente le proprie possibilità
di denuncia e d’azione (come si potrebbe, ad esempio, criticare la gestione privatistica e utilitaristica del ciclo delle acque, se nel CdA dell’“ATO” sedesse un proprio collega di partito, o la
gestione del patrimonio pubblico immobiliare o la situazione disastrosa delle pavimentazioni stradali gestite da amici Sindaci e Presidenti di Provincia?) non è nelle finalità e nello stile con
cui aderii fra i primi a questo Movimento cinque lustri or sono. Anche considerando il tempo trascorso e il mutare delle situazioni, tali operazioni di svendita, oltre che di voti anche di un
enorme patrimonio culturale, da “mercanti in fiera” in favore di chi gioca molto più proficuamente a “monopoli”, non posso accettarle. Pertanto, non condividendo l’operato del Segretario
Nazionale, come già comunicatogli, rimetto nelle sue mani, come è giusto che sia, l’incarico fiduciario di Portavoce Nazionale e Responsabile della linea editoriale del sito internet a suo tempo
conferitomi. Non accettando la resa e ricordando il “Memento audere semper” di dannunziana memoria (magari avessi un aereo oltre all’orinale!), vado a rinforzare le fila di quelli che, schifati e
delusi, sempre più numerosi disertano le urne (a tal proposito proporrei una decurtazione del numero totale dei seggi in proporzione dei non votanti), in attesa di nuove e più esaltanti sfide. La
dignità non si vende. Ad maiora!
26 marzo 2010 (Roberto Bevilacqua)